Alessandro Fonda, quando lo sport ce l’hai nel sangue

CREMONA – Alessandro Fonda è il giocatore del momento nel padel cremonese, sport in rampa di lancio con tanti nuovi appassionati e molti più agonisti rispetto a un anno fa. Insieme al bresciano Andrea Melisi dopo aver vinto a Borgosatollo, ha concesso il bis nel torneo, marchiato Rdd, organizzato sui campi del cittadini Fattorie Cremon Arena. Fonda l’unico cremonese ad essere almeno terza categoria in tutte e tre gli sport di racchetta, padel, tennis e beach tennis, e istruttore in tutti e tre: «La prima racchetta è stata quella da tennis. Ho iniziato a 10 anni, prima giocavo a calcio nella Cremonese, dopo aver iniziato a Cristo Re. Ero un trequartista. Per un anno ho provato a conciliare entrambi gli sport. Poi ho scelto…».

Quindi il tennis…
«Fino a 18 anni sono stato 3.1: ho vinto diversi tornei, battendo anche dei seconda categoria. Giocavo in serie C, sapevo da subito che non sarei diventato un professionista».

Quale tappa successiva?
«Il beach tennis, nel 2016. Ho provato con Andrea Oneta e un gruppo di amici. Ho partecipato a un torneo amatoriale allo Sporting. Da lì mi sono appassionato. Sono arrivato in classifica di 2.2, 31° assoluto in Italia. Era una attività prevalentemente estiva. A luglio e agosto andavo spesso in Riviera: due tornei la settimana, spiaggia, sole e mare.

Un padel quando ha iniziato?
«Nel 2018 grazia alla CremonArena. Non è stato amore a prima vista. Dal momento che tennista le pareti in vetro mi spaventavano. Troppe combinazioni, troppi meccanismi strani in quel campo chiuso. Era una situazione nuova. L’abitudine, poi, ha fatto sì che mi appassionasse più degli altri sport di racchetta».

Lei è anche istruttore di tutti e tre gli sport.
“Nel 2017 ho fatto il corso per istruttore di tennis, nella stessa settimana davano la possibilità di fare così quello di padel e beach tennis. Ho colto al volo l’opportunità. Il padel oggi è uno sport in grande espansione, quello con maggior crescita. La gente vuole capire, approfondire, migliorare la propria tecnica. Si può giocare un torneo, ma anche in compagnia con amici e famiglie. E ci si devia sempre. Allenare persone che hanno voglia di imparare, è molto piacevole».

Il fenomeno padel può durare?
«Non può essere un passeggero un movimento che ha questa crescita esponenziale. Nel mondo e anche in Italia ancora ad aprile circoli, gli iscritti sono tantissimi, i tornei sempre più frequenti».

Chi sono il suo tennista e padelista modello?
«Federer e Belasteguin, che si assomigliano molto per eleganza sportiva. Sono tra i più longevi numeri uno nei rispettivi sport».

Il colpo migliore?
“Nel tennis il terzo, nel padel lo smash”.

Il colpo da migliorare?
“Sia nel tennis, sia nel padel, il rovescio da fondo”.

Quali sono i tre consigli che si sente di osare gli aspiranti giocatori di padel?
«Prendere qualche lezione inizialmente aiuta molto. Riesci a migliorare la conoscenza del gioco e tecnica e giocare poi più divertenti e stimolanti. In secondo luogo, giocare con più persone differenti possibili: più si cambia compagno e avversario, più si affinano strategia. Poi divertirsi, che è la prima cosa: sempre e comunque».

Qual è secondo lei il punto di forza del padel?
«Per giocare una partita in autonomia e divertirsi serve poco tempo. Lo si può fare da subito. Il tennis, invece, richiede tanto tempo. Il campo piccolo, gli spazi limitati, anche a chi, tra virgolette, corre di meno è un po’ meno in forma di provare, riuscire e divertirsi».

Quale sarà il suo prossimo sport visto che per un anno si è anche cimentato, nella Cremonese Basket, a pallacanestro?
«Sono uno sportivo, fatico a pensare alla mia vita senza attività. E una costante che mi accompagna tutti i giorni. Sono un appassionato di tutti gli sport, non riesco a vedermi senza. Oggi ho in mente il padel».

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