Basket, Vitucci e l’orgoglio brindisino: «Peccato, stagione complicata»

BRINDISI – Domenica scorsa, a conclusione dell’ultima gara della regular season del campionato di Lega A di basket, mentre i patiti delle statistiche aggiornavano i dati (146 partite disputes sulla panchina brindisina, con 82 vittorie e 64 sconfitte), lui salutava il pubblico in piedi che applaudiva e, a caldo, commentava così l’82-99 patito da Tortona: «Spiace non essere riuscito a chiudere con una vittoria una stagione difficile, dove anche oggi siamo arrivati ​​alla partita con rotazione ridottissime. Nonostante tutto in questo periodo non è mai mancato l’approccio giusto e la voglia di lottare su ogni pallone, pur commettendo errori».

Coach Vitucci, un aggettivo per definito il campionato disputato dalla Happy Casa…
«Complicato, sicuramente».
Fra le diverse classifiche specialistiche del basket, non ce n’è una per il “cuore” di una squadra. La squadra di quest’anno andrebbe sul podio?
«In certi momenti, non abbiamo dato questa sensazione. Nell’ultimo quarto di campionato, a Napoli, invece si, ma non siamo stati ricambiati dai risultati anche quando ce l’abbiamo messa davvero tutta. Il basket è uno sport crudele».
L’obiettivo della permanenza era quello dichiarato. Va bene così o resta l’amaro in bocca?
«La permanenza è il primo obiettivo da tenere sempre in mente, per poi poter ambire ad altro. Eravamo partiti per quell’obiettivo. Con i primi risultati, quindi, si pensa di poter fare qualcosina di più, ma l’obiettivo della permanenza è quello più realistico e consono alle nostre possibilità, anche quando qualche volta ce ne siamo dimenticati. No momenti di difficoltà abbiamo capito, invece, quanto importante sia quello che è sembrato l’obiettivo minimo fondamentale per una squadra, un club e una città come questa. E questo deve essere l’obiettivo al quale ambire».

C’è stata una gradita sorpresa?
«La gradita sorpresa, in quest’ultimissima parte è ritrovato un pubblico consapevole di quanto questo campionato sia stato veramente difficile. Quello di domenica sera è il pubblico che vorremmo avere. Non sempre è stato così. Io dico ai miei giocatori che è la squadra che deve dare l’input vero: è il pubblico che segue la squadra e domenica si è visto».
Un’amarezza in attesa?
«Qualche scelta alla fine ci è costata cara e me ne sono assunta la responsabilità. In primis quella di aspettare Clark e questa è stata sicuramente, purtroppo, la cosa che ci ha messi in difficoltà perché la tempistica degli accadimenti che abbiamo avuto, e parlo di infortuni, cambi, ritiri in mezzo alla stagione, è stata quanto di peggio potrebbe durare capitare ed è per questo che la soddisfazione di essere arrivati ​​​​comunque a salvarci con le nostre forze ea tre giornate dalla fine è una soddisfazione professionalmente più rilevante di quello che il risultato in sé possa far pensare».
Non l’ho mai sentita lamentarsi, coach, ma ricorda quante volte ha potuto giocare con tutti gli atleti a disposizione?
«Due settimane complete di tutto il roster non l’ho mai avuto. Harrison e Gentile assieme, ad esempio, hanno fatto tre allenamenti. Li ho messi in campo direttamente a Trento. Li ho sparati in campo all’inizio e non avevano mai giocato assieme. Ho pensato che lamentarsi Ho anche detto ai miei: alla gente, che ci siamo allenati in sei, non importa nulla e la faccia è la nostra».

Un pronostico sui play off…
«Questo è stato un campionato equilibrato in modo strano, con ondate di risultati da parte di tutte le squadre. Alla fine, i valori strutturali, soprattutto delle squadre che son davanti, rispecchiono la classifica. Le prime sei squadre sono lì e parlano chiaro di team, club e budget importanti. Le prime due sono fuori concorso. Poi c’è Brescia, Tortona, Venezia e anche Sassari che darno del filo da torcere e comunque in questo momento la Virtus Bologna sembra più avanti».
Le sirene trevigiane si fanno sentire….
“Son cose che vengono fuori in questo momento in cui l’attenzione si sposta di più sul mercato e sui chiacchiericci”.

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