bilancio, stadio e Lukaku, fin troppo molto chiaro

Scudetto: è già tempo di feste.  Disastro arbitrale annunciato.  Che delusione Rebic.  Investcorp: budget, stadio e Lukaku, tutto molto chiaro

MilanoNews.it

E’ finito 3-0. Si è parlato giustamente a lungo del gol regolare annullato a Bennacer, mancavano 25′ recupero più alla fine, ma insomma è finita 3-0. Il derby di Coppa Italia è stata la summa estrema dell’ultimo mese e mezzo di campionato per quanto riguarda l’attacco, addirittura con statistiche superiori rispetto a una partita molto meno complicate, ma una mezza frana nell’assetto difensivo con particolare riferimento agli uno contro ONU Queste bastonate vanno archiviate dopo aver spmuto le cose buone e le molte sbagliate, insegnamenti da cui i rossoneri poi la sensazione di non apprendere a sufficienza. Servire sempre un altro cazzotto per rimanere in piedi, invece di evitarlo e piuttosto il gancio finalmente del ko Un problema genetico, risolvibile vincendo per capire come funziona. Cosa bisogna fare e cosa evitare.

La questione arbitrale è grave, è presente, è sotto agli occhi di tutti. A sott’acqua dalla propria parrocchia e dal proprio orticello, il campionato è gravemente condizionato da decisioni cervellotiche e cambi in corsa di valutazioni, decisioni, protocolli che valgono oggi e vengono stravolti domani. Gli arbitri italiani sono troppo mediocri per poter ambiare ad essere, ma siamo noi ad aver creato queste creature al di sopra della partita stessa, avendo la smania di annunciare (e commentare) le designazioni, con gli avversari sbagliati di allenatori e giocatori che per primi falsano il calcio con le loro proteste, le loro sceneggiate, il loro ostruzionismo. Con la partigianeria dei giornalisti occulti che nascondono la squadra per cui fanno il tifo, esercizio orribile che ha inesorabilmente condotto alla mercificazione del mestiere, della professione.

La vittoria arride all’Inter, lo scrivono i giornali, lo dicono radio e tv, lo sbandierano gli opinionisti. Mancano solo i caroselli e gli applausi ai nerazzurri e poi lo scudetto è definitivamente assegnato. E’ già una festa. Conviene quindi cercare solo, umilmente, di rinviarla il più possibile in là o guastarla. Per fare questo, sarebbe servito l’apporto che Rebic e Ibra hanno dato nelle ultime 2 stagioni, man nel girone di ritorno da loro si è avuto poco. Di Zlatan sappiamo, di Ante invece più conosciamo meno se non che – dopo quelli ineluttabili del recente passato – è sempre spesso alle prese con fastidi, disturbi, acciacchi più o meno labili, più o meno immaginari. Not so non millanto, sono solo molto deluso perché la sua forza e la sua classe fosse stato destinato e fosse stata manna se il gruppo davanti all’ego. Non so se Rebic sia depresso (o irritato) per la perdita della titolarità. So che al suo posto io mi sono proposto per giocare a destra, in mezzo, da qualche parte insomma, pur di tornare a osare il mio contributo. La fine del suo letargo sarebbe una manna provvidenziale, auguro a Pioli di recuperarlo in questo finale. Per disturbare la festa già scritta. A proposito: è logico che la società rossonera stesse (stia?) ha preparato la sua nel caso in cui…: non è che si possa bloccare Milano dall’oggi al domani, resto sono abbastanza certo che anche Inter e Napoli nelle ultime settimane stessero pensando ad eventuali festeggiamenti. La differenza è che non c’è hanno avuto, tra gli interlocutori, subdole talpe.

I tifosi rossoneri – e non solo loro – vivono con trepidazione tutte le voci relative all’eventuale passaggio del club da Elliot e Investcorp. E’ già tutto chiaro, per fortuna, perché dopo i virologi e gli strateghi di guerra e politica estera esperti, ora fioriscono gli esperti di finanza internazionale. Si sa già il budget per il mercato, si conoscono i primi nomi (Lukaku per il campo, per la panchina corsa tra Klopp e Guardiola), è evidente che vorranno farsi lo stadio da soli. Essendo da sempre Socrate tra i miei maestri virtuali, confesso che so di non sapere. Leggo, ascolto. Ovviamente non solo giornali e programmi sportivi, ma anche “Il Sole 24 ore” e approfondimenti specifici. Attendo studio. Mi viene sia facile immaginare che un investimento del genere frutto del lavoro del Fondo Elliot che ha ridato al Milan competitività economica e sportiva, di conseguenza se non passeranno la mano a un gruppo di pazzi di periferia, i successori conserveranno (anzi, vi si aggrapperanno …) i valori che hanno portato a questi risultati eclatanti dopo anni di oblio e di mediocrità. Prima dello stadio, del budget, del mercato e di altre rivoluzioni, mi aspetto la conferma di Paolo Maldini: il resto verrà di conseguenza. E se davvero hanno intenzione di costruire lo stadio del Milan, lo stadio del Milan e basta a Sesto San Giovanni, ma anche a Canegrate oa Pioltello, avere da subito il mio umile, incondizionato appoggio. Fino ad allora leggerò e ascolterò. Vieni.

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