Djokovic contro Wimbledon per il no a russi e bielorussi: “Pazzesco”

Ha deciso che è di nuovo tempo di esporsi, di sancire con la propria opinione una linea – discutibile o meno. Quindi è Novak Djokovic e lo ha dimostrato quando l’Australia ha deciso, per via delle incongruenze legato alle sue dichiarazioni all’ingresso nel Paese sul covid e la sua mancata vaccinazione, di espellerlo.

A Belgrado per il suo quinto match della stagione 2022 e dopo 3 ore e 21 minuti di gioco che lo ha visto uscire vincitore sul connazionale Laslo Djereil serbo ha rotto il silenzio su quanto deciso in merito al no a russi e bielorussi di Wimbledon. Interrogato in conferenza stampa sulla domanda anche Djokovic – dichiaratamente no vax – si è espresso in una direzione inequivocabile, su quanto deciso sulla partecipazione al torneo del Grande Slam di atleti di altissima levatura con passaporto russo o bielorusso.

Djokovic controlla la guerra e la decisione di Wimbledon

“Sarò sempre il primo a condannare un conflitto di guerra”, ha esordito.

“Da figlio della guerra, conosco i tipi di traumi emotivi che lascia una cosa del genere. In Serbia tutti cos’è successo nel 1999 e sappiamo tutte le guerre che ci sono nei Balcani nella storia recente. Detto questo, non posso sostenere la decisione presa da Wimbledon, penso che sia pazzesco. Gli atleti non sono responsabili di questa guerra. Quando la politica interferisce nello sport, le cose non vanno bene”.

Ciò quanto affermato da Djokovic su questa vicenda, che ha diviso il mondo del tennis e che sta sollevando inevitabili interrogativi e seguenti azioni che presto potrebbero assumere contorni diversi da quelli attuali.

Il mondo del tennis spaccato sul no a russi e bielorussi

La sua linea si sovrappone a quella espressa, attraverso due distinti comunicati, rispettivamente da ATP e WTA cegli pur avendo preso posizione rispetto all’aggressione russa hanno adottato una linea comunque di tutela nei singoli tennisti.

“La discriminazione basata sulla nazionalità è inoltre una violazione del nostro accordo con Wimbledon, che statuisce che ogni giocatore entra nel torneo di base sulla base esclusiva del ranking”, ha spiegatoga l’associazione dei tennisti professionisti, in vista dei tornei del Queen’s e dell’ ATP 250 di Eastbourne e nella consapevolezza che la decisione univoca della Gran Bretagna e di Wimbledon conil comitato e le sue più alte rappresentanze costituisce u precedente imponente. Una scelta che ha ripercussioni sull’intero territorio britannico, ricordiamolo.

Il ritorno di Djokovic ad alti livelli dopo l’Australia

Sul suo ritorno ad alti livelli, invece, Nole si è mostrato cauto: “La pioggia ha reso molto difficile giocare qui perché le condizioni erano molto lente”, ha subito spiegato Djokovic dopo la vittoria per 2-6 7-6(6) 7-6(4) su Djere.

“Le palle erano bagnate ed era difficile dare spin e velocità; ero nervoso all’idea di giocare davanti al pubblico locale e non è mai facile giocare contro un connazionale come Djere. Non importa quanta esperienza tu abbia, sono arrivati ​​insieme fattori che per me non sono stati facili da gestire. Ho avuto di nuovo problemi con il servizio, ma la cosa più positiva è che sono stato in grado di sopportare una battaglia molto lunga e difficile a livello fisico e mentale”.

La sua stagione che, come abbandonare, è iniziata con la partenza all’Open d’Australianon si è ancora dispiegata: per entrare nel pieno deve giocare e anche un livello adeguato, cosa che fino ad ora manca:

“Sono consapevole di non essere nemmeno vicino al mio livello migliore, ma non è la prima volta che mi succede. Mi manca la fiducia in me stesso e questo può solo cambiare giocando Ecco perché una vittoria come questa grandi risvolti a livello emotivo”.

VIRGILIO SPORT

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