Inter col fiatone, Juve Babbo Natale: finali tristi. Sticchi-Corvino: c’è chi fa ancora calcio per la gente. Braida, vecchio a chi?

180 minuti per decidere tutto. Ci siamo divertiti con questa serie A. Peccato il Napoli è uscito troppo presto dalla corsa scudetto. Peccato che la Juve non sia neanche presentata. Peccato che i 4 siano posti stati già assegnati da tempo perché l’Atalanta è crollata quando non doveva e le romane hanno floppato per tutto il campionato. L’Inter è divisa in due. La testa alla Coppa Italia e il cuore allo scudetto. Sarà una settimana di passioni. In pochi giorni si decide tutto. Comunque andrà, Simone Inzaghi ha fatto anche di più di quello che gli era stato chiesto. Qualche errore l’ha commesso pure lui, ci mancherebbe, ma non dimentichiamoci cosa ha trovato quando ha aperto il cancello della Pinetina. Calciatori senza stipendi, un fondo pronto a liquidare i cinesi, Marotta che doveva vendere i migliori per fare cassa e un mercato al risparmio. Inzaghi si è calato benissimo nella parte. Quello che non è riuscito ad Allegri, nel secondo giro juventino. Inoltre, il tempo per rifarsi c’è tutto, grazie al contratto pluriennale e plurimilionario. L’Inter di venerdì sera ci ha fatto una pessima impressione. Sotto di due reti con l’Empoli già in vacanza, i toscani hanno fatto tremare San Siro. Poi la squadra di Andreazzoli, evidentemente, ha deciso di non voler restare nella storia e ha iniziato a camminare. Le motivazioni dell’Inter, tutta la qualità, hanno fatto la differenza negli ultimi 50 minuti. Sta di fatto che un Empoli più convinto è stato portato a casa almeno un punto. Il problema della classificazione e di questi finali blandi di stagione è che la classificazione, troppo presto, esclude le squadre dalla lotta per i rispettivi obiettivi.
Stesso discorso a Genova. Con una Atalanta o le romane alle costole, la Juventus non avrebbe mollato così nel finale di Genova. E invece quel rilassamento bianconero rischia di falsare il finale di stagione per chi è in lotta per non retrocedere. Allegri, per il campionato pessimo che ha fatto, non si può permettere che anche queste partite innocue finiscano prima del novantesimo. Be la Juventus e, almeno, la faccia la devi salvare. Molte cose non vanno a Torino e, per la prossima stagione, se non cambia la musica il problema al terzo anno rischia di diventare serio. Vlahovic non è un mistero e non può essere diventato incapace in tre mesi. Ci sono, però, calciatori che per sfondare hanno bisogno di allenatori con chiare caratteristiche tattiche. Allegri, per valorizzare Vlahovic, dovrà osare di più e pretendere meno in fase di copertura e più in fase realizzativa da un attaccante che in area di rigore è micidiale ma per fare il resto forse non è ancora pronto.
E’ stata una bellissima serie B. Alla fine hanno vinto le squadre costruite meglio. E, ancora una volta, vince la vecchia guardia. Corvino e Braida. Due fuoriclasse del nostro calcio che sostavano in serie B mentre in A troviamo club manager raccomandati e yes man dei vari Presidenti. Tornano in A con grande merito. Senza spese folli. La Cremonese con una politica dei giovani forti ma in prestito, il Lecce con la politica del talent scout per creare plusvalenze future. Modelli diversi ma vincenti. Affondano i club che spendono di più senza ritorno. Monza, Parma e Benevento. Il Parma ha sbagliato tutto, il Benevento ha rotto i giocattolino con le liti Foggia-Vigorito. Tutto è andato in frantumi la scorsa stagione con il crollo dalla A alla B. La vittoria del Lecce è la vittoria del popolo. Una società fatta di salentini che investe e rischia soldi propri per la città che ama. Non è facile, nel 2022, trova imprenditori che si sostituiscano ai fondi. Sticchi Damiani, quest’anno, le ha indovinate tutte. La serie A arriva con un anno di ritardo. Corvino, nella passa stagione, aveva sbagliato il Mister e ha pagato la scelta a caro prezzo. Quest’anno è andato sul sicuro e ha vinto da primo in classifica. Ora in serie A non sarà facile ma la sua politica potrà portare grandi soddisfazioni. Punti Damiani ha vinto grazie alla passione e all’equilibrio. Dopo le sconfitte non ha drammatizzato, dopo le vittorie non si è esaltato. Ha costruito un gruppo di imprenditori tifosi. E’ stato bravo a mettere le pezze, prima della sfida decisiva con il Pisa, quando dall’interno avevano fatto scoopiare una polemica che avvantaggiava solo gli avversari. Presidente della gente, e anche a casa della gente. Ha vinto il Presidente della città anche a Cremona. Da anni, il Conte Arvedi dona milioni di euro a Cremona. Non solo nel calcio. Ora ha restituito quello che ha ricevuto ripagando un debito morale con la sua gente. Due favole bellissime. Le cartoline da Lecce e Cremona. Zona bassa della classifica, in serie B, conditionata da alcuni finali di gara non limpidi. Il Vicenza va ai play out grazie al petardo di Contini, uscito portiere stordito dal Menti ma 6 giorni dopo regolari in campo senza neanche un giorno di prognosi. E, anche in questo caso, le istituzioni hanno dormito. Come non dà risposte la Questura di Vicenza che ha detto di avere la certezza che il petardo sia stato lanciato dai tifosi del Lecce ma, dopo 10 giorni, con 50 telecamere ancora non ha individuato il colpevole. In un settore da 1.500 posti. Non dovrebbe essere così complicato. Zero risposte e zero provvedimenti. Una storia da definita in 24 ore, ancora non ha un nome. Dimostrazione che i fatti non sono del tutto chiari e soprattutto non ci lascia sereni a pensare che chi ci deve proteggere non individuare un colpevole in un settore piccolo e controllato. Ora, non vogliamo un nome a caso, per calmare le acque. Meglio nessuno che un innocente, in assenza di prove certe. Come spesso accade nella giustizia ordinaria.

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