La genesi di Miami: configurazioni valore 36 – Formula 1

Il circuito di Miami rappresenta l’ultima pista aggiunta al calendario di Formula 1. Il tracciato ha ricevuto diffusi apprezzamenti da piloti e squadre per quanto riguarda la varietà delle curve presenti, con le pieghe ad alta percorrenza del primo settore che si contrappongono alla tortuosa sezione centrale. Il tutto la definizione dell’assetto, senza trascurare il compromesso aerodinamico indotto dai rettilinei che esigono lunghi configurazioni a basso carico. Per contro, il manto stradale ha manifestato diverse irregolarità e alcune criticità, tanto da richiedere la riasfaltatura in alcuni punti nella notte tra venerdì e sabato, operazione che non è stata particolarmente gradita dai protagonisti.

La realizzazione della pista americana porta la firma della Apex Circuit Design, il cui direttore e fondatore, Clive Bowen, è stato intervisstato durante la trasmissione Tech Talk, il programma di approfondimento tecnico prodotto dalla Formula 1: “Penso che abbiamo introdotto una nuova parola nella possibile definizione di un circuito: ibrido. Il manto stradale è esattamente lo stesso che si potrebbe avere su un tracciato permanente, ma tutto il resto è smontabile e immagazzinabile all’esterno durante l’anno. Tre anni fa abbiamo iniziato a guardare a questo sito e abbiamo realizzato che fosse abbastanza grande. Abbiamo capito che c’erano dei punti fermi interessanti che dovevamo fissare, una volta identificati i quali si poteva pensare a come raccordarli. Qua è dove subentrano l’esperienza nelle corse e una buona dose di ingegneria”.

“Il primo punto fermo è la curva attorno alla rampa di accesso dell’autostrada, dove c’è una section a intreccio”continua Bowen. “C’era abbastanza spazio per passare la pista sotto, così da connettere la parte sud-est del tracciato con il lungo rettilineo che poi è diventato il terzo del tracciato. Questo ci ha permesso di avere una caratteristica unica della pista, ossia la possibilità di governare sotto l’autostrada, che è abbastanza raro per un circuito”. Una volta definiti i punti fermi, i progettisti hanno valutato 36 possibili configurazioni prima di scegliere quella definitiva, sfruttando anche la libertà concessa dall’assenza di strade urbane nei pressi dell’impianto. Nel processo decisionale, l’apex circuit design è interfacciata e le scuderie per capire cosa queste si aspettino da un circuito. “Quando realizzato di avere tra le mani un circuito ibrido, non limitato dalla rete urbana circostante, che altrimenti non avrebbe funzionato come pista, allora abbiamo potuto diventare più simile a un tracciato permanente. È stato più utile dal punto di vista dell’investimento, ma abbiamo potuto disegnare una sequenza di curve che sarà a ravvivare la gara e le sfide a testa a testa”.

La configurazione dell’autodromo di Miami non è soltanto figlia dell’esperienza e dell’inventiva dei artefici, ma anche di simulazioni in ambiente virtuale per valutare la guidabilità, il comportamento aerodinamico in relazione agli assetti richiesti e le conseguenti ripercussioni sulle opportunità di sorpasso: “Non puoi iniziare a disegnare un circuito senza tener conto della guida, è parte integrante del processo. Il prossimo passo è anni abbiamo sviluppato in nostri strumenti software, in modo che possiamo effettuare le nostre simulazioni. Adesso usiamo molto il simulatore con i piloti, così che si possa verificare subito dopo che un’idea viene definita se funzioni oppure no Abbiamo lavorato anche insieme a Craig Wilson e al team della F1, sfruttando i loro strumenti, come le analisi CFD, per capire se si può sorpassare dove volevamo che accadesse. Non si tratta semplicemente di avere un sorpasso a DRS in fondo al rettilineoma anche di progettare alcune curve così da non percorrerle alla massiccia accelerazione laterale possibile e avere del margine per consentire di viaggiare affiancati”.

Durante le sessioni di prova, vari addetti ai lavori hanno paragonato la pista della Florida ad altre presenti in calendario, come Jeddah e Baku. Il fondatore della Apex Circuit Design dichiara però di non aver preso isspirazione da altri tracciati già esistenti: “La percorrenza di curva è legata al raggio di curvatura, all’approccio, alla sequenza ed è una scienza abbastanza conosciuta. Per quanto riguarda il fatto che il circuito richiami altre piste in calendario, in realtà non abbiamo cercato ispirazione da loro. C’è una doppia curva, la 7 e la 8, che se invertita richiama la Beausset del Paul Ricard in fondo al rettilineo del Mistral”. Clive Bowen ha infinite speso alcune parole sul manto stradale: “Tutto il circuito è nuovo, compreso il tratto delle rampe sotto l’autostrada. Da quel punto ci siamo abbassati di un paio di metri e abbiamo iniziato a costruire da quel livello. Il manto superficiale stradale è fatto di una miscela di aggregati locali, il che è positivo per la sostenibilità ambientale perché ci ha evitato di importare dalla Corea o dal Galles ad esempio, come accaduto altre volte in passato. Abbiamo lavorato con il reparto tecnico per definito il profilo superficiale, per assicurarci di avere un asfalto ad alto grip che ha presentato un livello medio di degrado gomma”.

Proprio l’elevata usura degli pneumatici è attesa come una delle variabili più importanti in gara, che insieme al possibile ingresso della Safety Car potrebbe dare vita a strategie alquanto dinamiche. Il Gran Premio Domenicale fornirà i riscontri più indicativi sulla qualità della pista di Miami e sulla possibilità di regalare gare divertenti.

FP | Carlo Platella

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