Nando De Napoli, un pensionato che allena i giovani: «La mia seconda vita dopo aver perso amici, soldi e moglie»

Mezzogiorno10 maggio 2022 – 13:46

L’ex centrocampista di Napoli e Milan e arrivato in nazionale con l’Avellino: «Vendevo vino ed è andata male, un parente mi prosciugò i conti in banca. Forza Italia? Conosco meglio De Mita che Berlusconi»

Voi Monica Scozzafava

Nando De Napoli, centrocampista di Napoli e Milan a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, otto mesi fa ha scelto di tornare nel calcio dopo trent’anni. Ed è tornato da dove era partito, l’Avellino, la sua terra. Perché, ancora oggi, l’odore dell’erba bagnata quando va a gli dà funghi sulle montagne irpine emozioni che probabilmente neanche le vittorie su campo gli hanno mai dato. De Napoli, alias Rambo, allena il settore giovanile dell’Avellino: “I ragazzi, sono loro che hanno spinto un pensionato come me a tornare ad allenare”.


De Napoli, lei ha 58 anni. Non è un po’ presto per considerarsi pensionato?

«Invece vivo di pensione, e le assicuro che sto benissimo. Da due mesi sono anche diventato nonno di una splendida bimba che si chiama Matilde. Oggi è 10 maggio ed è qui con me: il modo migliore per ricordare il primo scudetto vinto con il Napoli: live questa emozione con mia figlia e mia nipote, venute giù ad Avellino da Reggio Emilia, è il massimo che posso chiedere alla vita. Source tricolore con Maradona è un pezzo importante del mio cuore».

E il ricordo più bello?

«Tra i più belli, al primo posto resta sempre l’approdo in nazionale con la maglia dell’Avellino. Questa terra la sento dentro, mi ha dato i natali e l’ho vissuta molto intensamente ai tempi del terremoto dell’Ottanta. Ricordo che chiamavano anche noi calciatori per aiutare i militari a scavare tra le macerie. Certe scene, il dolore di gente che ha perso la casa ei propri cari, sono una fotografia indelebile. Fu una esperienza toccante. Forse è anche per questo che dopo tanti anni sono tornato qui, ho ripreso con il calcio che è un mondo dal mio quale ero completamente allontanato dopo il fallimento della Reggiana dove ero team manager. Da allora non sono più entrare nello stadio di Reggio Emilia».

«È un ambiente che non mi è mai piaciuto fino in fondo. Non mi ci ritrovavo. O meglio, ad un certo punto, mi ero reso conto che in campo ero appunto Rambo, un giocatore con tanta personalità. Fuori però restavo una persona debole, con un carattere anche piuttosto mansueto. E questo mi danneggiava. Ho scelto di mettermi alla prova lontano da quel mondo. Sono uno spirito libero, un lupo sceso dalla montagna. E al contrario dei famosi lupi di Avellino che sono forti quando sono in branco, io ho la tendenza a chiudermi in me stesso, mi piace stare solo, also se per questo devo essere ancora più forte».

«Beh, all’inizio non benissimo. La mia genuinità mi ha fatto incappare in esperienze poco positive. Ho aperto insieme con un amico una vineria a Vergato in provincia di Reggio Emilia. Non che tu attitudini particolari, era lui il somelier. Io eavo soltanto in cantina e bevevo. Alla fine ho perso, ovviamente non siamo più amici. Poi ho affrontato un problema economico importante. Mi sono fidato di un parente che gestiva i miei investimenti e ad un certo punto mi sono accorto che aveva fatto sparire tutti i miei soldi. Nel frattempo sono anche separato da mia moglie. Insomma, è complicato. Ma tutto sommato sono qui e va tutto bene».

«Sì, quelli che avevo principalmente al Milan. Non sono quelli che oggi percepisce un calciatore ma erano abbastanza. La mia famiglia d’origine mi ha aiutato, per fortuna non ho mai perso il sorriso. Ho fatto finalmente Rambo anche fuori dal campo, ho combattuto e sono qui».

Si sussurra che si è dato alla politica, it tra quelli che dovrebbero partecipare alla convention di Berlusconi a Napoli.

«Guardi nessuno mi ha chiamato, nonostante le voci. Non vedo Berlusconi dai tempi di Milanello. E comunque l’unica volta che ho parlato con lui di politica fu quandoò alla squadra che avrebbe annunciato appunto formato Forza Italia. No, non sono uno da politica, mi imbarazza. Vivo di terra, di montagne, di erba bagnata. Di funghi. Di sicuro ho avuto qualche rapporto in più con De Mita quando giocavo nell’Avellino, più volte gli ho fatto visita a casa».

Amici ex calciatori ne ha?

«Abbiamo una chat che si chiama “quelli del 90” e ci sono gli ex compagni della Nazionale. Un modo per tenerci in contatto e scambiare opinioni. Ci sono quasi tutti, da Vialli a Mancini a Baresi a Maldini e Tacconi. Siamo stati molto in apprensione per Stefanoma il figlio ci ha aggiornato spesso. Ora sta molto meglioe siamo tutti contenuti, è un guerriero e starà presto bene. Mancano soltanto nella nostra chat».

Stai bene con i ragazzini?

«A mio agio, certo è difficile tenere a bada le aspettative dei genitori. Lo capisco ma con loro parlo ogni giorno e si fidano di me. Servi chiarezza e sincerita».

“Come lo faccio ora si, i giovani coltivano sogni e non hanno malizia e furbizia”.

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10 maggio 2022 | 13:46

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